The Palm Jumeirah

Progetto: Helman Hurley Charvat Peacock (HHCP) 

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The palm, nei pressi di Dubai, è una delle più grandi e spettacolari isole artificiali create dall’uomo. Per realizzare quest’opera così imponente sono stati necesssari 40000mila lavoratori e sono stati spostati 94 milioni di metri cubi di sabbia 7 milioni di tonnellate di rocce. Sono stati creati 78km aggiuntivi di costa, dedicati interamente al turismo di lusso. Infatti tutto il complesso ricettivo è composto a 35 hotel, ovviamente a 5 stelle,  e 60000 appartamente e ville residenziali. Per servire i turisti saranno presenti 5 spiaggie attrezzate, quattro darsene, una monorotaia e centinaia di negozi e servizi commerciali.

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The Palm, è pensato come la naturale conseguenza dello straordinario sviluppo turistico a Dubai, anche e sopratutto per il fatto che la costa degli emirati misurava solamente 72km. La forma della palma è sia simbolica, ha infatti una grande importanza nell’economia e nella vita negli emirati, sia pratica, consente infatti di creare la maggior lunghezza di costa possibile a pari dispendio di energie.

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Oltre a quella di Jumeirah sono state create altre due isole artificiali molto simili, molto simili a questa. Per maggiori informazioni vi rimando al sito ufficiale:

http://www.thepalm.ae/

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5 Responses to The Palm Jumeirah

  1. Renzo marrucci says:

    Penso sia allucinante infilarsi in uno di quei tentacoli spiaggiacei
    ricostruiti con senso industriale più che naturalistico. Andrà bene per chi? E’ da interpretarsi come tentativo limite e in casi del tutto
    particolari….Dal punto di vista architettonico o paesaggistico lo ve
    do come una esasperante esperienza della vita di spiaggia…

  2. Yorel says:

    Sicuramente questa opera è sopratutto un esibizione del potere che i soldi danno, oltre ovviamente a un tentativo di aumentare i kilometri di costa veramente esigui. Non penso sia vera architettura, ma, come hai detto, è più un’opera industriale. Ho voluto comunque inserirla nel blog per mostrare una delle possibilità a disposizione degli architetti oggi, possibilità utilizzata anche nell’aereporto di Osaka da Renzo Piano ( che al contrario considero una delle più belle opere di architettura contemporanea).

  3. Lego says:

    Indubbiamente Dubai negli ultimi anni è stata nominata spesso in campo architettonico, in particolar modo riguardo la stravaganza dei progetti, e naturalmente dell’enorme quantità di denaro impiegata per ogni singolo progetto, che spesso non si limita ad un singolo edificio, ma a progetti enormi come appunto The Palm….
    Sono state approvate altre strutture simili a questa, tra cui una veramente esagerata, IL MONDO, centianaia di isolette che sorgono a qualche chilometro dalla costa, disposte in modo tale da formare i 5 continenti del globo (naturalmente si ha percezione di questa forma solo dallo spazio), ogni isola è venduta ad una persona che ne può fare quel che vuole, ho visto un servizio che raccontava di come un gruppo di inglesi ha voluto ricreare le praterie tipiche su una di esse, ora non ricordo con esattezza quanti soldi sono stati investiti per creare una rete di irrigazione sotterranea, per poter garantire in un’ambiente come Dubai, un terreno sempre umido, ma erano veramente tanti…
    in pratica Dubai si sta trasformando nel centro dell’esclusività, solo a guardare i progetti previsti non certo adatti alle tasche dei più si avverte questo orientamento:

    http://www.realtyna.com/dubai_real_estate/en_it/dubai-future-projects.html

  4. renzo marrucci says:

    In qualche parte del mondo doveva succedere… In qualche parte del mondo… E anche se è nel deserto e forse proprio per questo… Può essere utile?
    Renzo Piano e un architetto che usa tecnologia senza poesia…
    E’ sveglio in questo senso della sperimentazione ed è, penso, molto utile al mondo della produzione… Le sue opere mi lasciano perplesso appunto perchè c’è molta attenzione alla tecnologia e a tutto ciò che è innovazione…Quando le avvicino ci rimango sem
    pre male, rimango deluso perchè non ci trovo il cuore… Detto in modo più semplice non ci trovo attenzione per l’uomo… La materia nei suoi aspetti architettonici è usata frettolosamente, a mio parere. Forse non gli interessa e non se ne preoccupa…Ma in fin dei conti è una sorta di multinazionale del progetto… L’aereoporto di Osaka è una di queste opere in cui si capisce bene questo atteggiamento che poi è comune agli architetti globalizzati.

  5. renzo marrucci says:

    Io credo che questo aspetto della industrializzazione del progetto
    sia uno di quelli su cui riflettere con attenzione. Il fin dei conti l’architetto che segue la spinta della tecnologia diventandone assertore sposa una realtà che lo porta poi a divenire testimonial
    di una progressione che se poi travolge…Pazienza…L’importante è stare dalla parte dei…. La morale… poi si forma da sola e uno neanche se ne accorge… In fin dei conti la qualità è sempre rapportata all’uomo e al suo ambiente e non ha oggi molta forza… Confondendo come onnicomprensiva la funzione inevita
    bimente se ne perde l’anima… E le architetture cercano la forma per chiedere scusa…Una forma staccata, un guscio o qualche cosa di simile per farsi sentire e vedere …

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